Archivio di Luglio 2010

SUPER IO… E LA FOTOGRAFIA

Lunedì 26 Luglio 2010

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Come già ho scritto, spesso vedo la realtà attraverso gli scatti e le prospettive ottiche. In seguito lo sviluppo nel tempo mi permette un’analisi più approfondita delle sensazioni che scindono la parte conscia da quella inconscia del momento dello scatto. Ho sempre pensato che il mio modo di fotografare fosse quasi un atto di puro istinto, ma scopro poco per volta i ragionamenti “razionali” dell’istinto, nelle sue varie forme e architetture (paradosso?). Se devo dirla tutta si è già capito, sono un pochino ego centrico e parlare dei miei lavori e di me non mi dispiace. Oggi vedo alcune fotografie “di me” mentre fotografo e non e il mio super io strilla di pubblicarle, mentre trattengo a fatica l’eccitazione dell’es. Almeno per quello che ne capisco di queste cose, penso di essere indeciso se pubblicare o no questo post…ma se lo state leggendo…ho deciso. Il mio Super io quindi ha vinto di nuovo e come super Pippo, ora sto sgranocchiando una nocciolina mentre premo sul pulsante pubblica.

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DOVE LA VESPA VOLA ALTO, PICCOLA CRONACA DI UNA GITA DI MEZZ’ESTATE NELLE VALLI OCCITANE.

Mercoledì 21 Luglio 2010

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Nuvole, vacche, vento e curve tra valle Grana e valle Maira e poi formaggio, pane e aria fresca e pini e rocce di losa argento che scendono luccicanti dalle pareti a strapiombo delle cime di rocca la Meja, del Monte Cassorso, Punta Eco, Monte Bodoira, e gli altri tutt’intorno. Oggi, ore 8,10 di domenica 18 luglio mi alzo nella calura della piana cuneese, tipico caldoumidoafosoattaccaticcio; i cambiamenti climatici non c’entrano. Tutto regolare quindi, siamo in estate e deve far caldo, mentre che di questa domenica non so bene cosa farmene. Massì, prendo la mia vespa primavera, cimelio ormai storico e punto verso le alpi occidentali; tiro fuori lo zainetto e c’infilo dentro la macchina fotografica, il coltellino, una maglia e il giubbotto paravento… Detto così sembra quasi un’imprersa, ma le alpi sono lì a due passi e subito dopo Centallo e Tarantasca arrivo ai piè dei monti, Caraglio. Continuo: imbocco spedito la valle Grana, verso l’Occitania di Comboscuro. Il vento caldo che all’inizio profumava di grano tagliato, stalle e bialere, ora spara nel naso fresche essenze di muschio, roccia ed erbe alpine e buse (sana cacca di vacca). La salita rallenta appena il vecchio motore arzillo. Ed ecco Castelmagno, e poi su ancora fino al Colle d’Esischie 2363 mt. per poi “svalicare” in valle Maira. Dopo alcuni tornanti in discesa, mi fermo per mangiare pane e formaggio ancora in alta quota. Sono seduto a poca distanza da una trentina di mucche che sonnecchiano e ruminano flemmatiche tra erba e rigagnoli d’acqua nascosti nelle pieghe della terra. Mi riposo il sedere dalle vibrazioni post 100 km di vespa e mi godo dall’alto il panorama che scende fino a Canosio e Marmora. Scendo anch’io da lì a poco. Per poi risalire nuovamente fino a Rocca la Meja 2831 mt. arrivando all’ennesimo alpeggio, all’ennesime mucche e capre da latte. Le nuvole continuano a disegnare forme bizzarre nel cielo. Infine riscendo dirigendomi a valle verso Dronero per tornare a casa, nella calura che ben riconosco al primo rettilineo. Morale della gita: sto preparando un’altro progetto che dovrebbe ritrarre le persone che vivono la montagna oggi, ma non ne parlo qui, adesso…per ora vediamo queste foto di sto giro. Ciao.

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TITTI, COLOROSSOCAPELLI

Giovedì 15 Luglio 2010


I ritratti sono parte importante per un fotografo. Per me non è un’eccezione. Mi è sempre piaciuto fotografare le persone fuori o dentro lo studio, ritratti e immagini di visi in posa che dicono chi sono. Titti in questo caso è stata per un po’ di tempo la mia assistente. A volte finito il servizio o per provare una nuova pellicola, un nuovo obiettivo, un’illuminazione, un filtro e quant’altro me la trovavo sempre in mezzo…anzi ce la ficcavo io. Alla fine ne è venuto un ritratto di un periodo, di un passaggio nel mio studio. ciao Titti grazie

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FUORI DAL BICCHIERE

Lunedì 12 Luglio 2010

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Il mal di testa post-sbornia lo conosco bene. Non che sia particolarmente alcolizzato, ma insomma mi piace affogare pensieri, serate e incontri in uno… più bicchieri di vino. A dir la verità non disdegno aprire, di quando in quando, qualche bottiglia anche da solo. Poi mi capita sempre più spesso, oltre che berlo, fotografarlo. Lo still life non mi è mai piaciuto come lavoro…tutto troppo statico e perfettino, luci studiate, forme ricercate composte e ordinate. Troppo finto, troppo pubblicitario. Eppure per me anche questo tipo di fotografia ha il suo fascino, solo che devo per forza lasciare al caso, all’errore definire l’immagine, ma se no che minchia…

Il vino buono è vivo, lo senti bene. Senti il suo carattere. Quello delle bollicine appena dopo il “Pop”, meglio dopo il “pfsss” del tappo se ben stappato, senti il “friccicare” dell’esplosione di migliaia di piccolissime bollicine che vogliono uscire fuori, una musica, un respiro che fuoriesce dal collo della bottiglia mentre scende nel bicchiere. Vedo le bolle spingere per fare a chi esce prima, niente coda ordinata anche per il più elegante degli champagne. Così il tripudio musicale di bollicine continua ad esplodere nel bicchiere sprigionando aromi di lieviti, frutti, fiori… Ma anche quello rosso appena entra nel bicchiere fa un grande respiro, magari meno rumoroso, ma altrettanto forte e vitale quando in bocca sprigiona tutte le caratteristiche della sua vita fin ad allora: il sole, la terra, la luce, la cantina, la fatica tutto dentro quel sorso…come cavolo si fà a fotografarlo lì fermo in una bella foto di still life?

Cominciamo dalle luci:

una la piazzo in controluce filtrata dallo sfondo opalino, poi una laterale, quella del bank piccolo di solito sulla desta…non so perché, forse perché è già da quella parte e non ho voglia di cambiare posto. Poi l’altro più grande dall’alto proietta una bella luce diffusa; a questo punto dipende dal soggetto: il vino in questo caso. Le trasparenze sono tutto, dobbiamo vedere il colore, la consistenza, la vivacità, l’alcolicità… Poi di solito a questo punto ci sono il bicchiere e la bottiglia sul piano di ripresa che mi guardano perplessi “…ma questo che vuole fare? mica ci scatta una foto? Guarda che faccia stordita, sempre di fretta e nervoso, figurati che ci tira fuori da noi due e poi con la mia etichetta così orribile?” mi sembra sentir dire la bottiglia al bicchiere. 
Eh si l’avevo detto che il vino è vivo. Come faccio ora a far quadrare ciò che sento con ciò che vedo? Il vino di per se non fluttua nell’aria, non posso metterlo lì fermo come qualsiasi altro soggetto…e magari dirli “guarda di qua, guarda di là, sorridi, alzati, siediti, cammina…” oh nno? “Riminchia!!!”… massì che forse si può!? La fotografia è anche magia, in questo caso se scatto mentre esce dal bicchiere anche quel decimo di secondo il sensore lo può bloccare e lo ritrae come i nostri occhi non possono. In effetti dopo lo scatto è un po’ un disastro, ma questo è quello che sto facendo. …pausa “sono sicuro di non aver bevuto prima?…”

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SHIPIBO, AMAZZONIA CHE RESISTE.

Giovedì 8 Luglio 2010


Il popolo Shipibo Konibo abita le rive del fiume Ucayali e dei suoi affluenti nel cuore dell’Amazzonia peruviana, e conta circa 30 mila persone divise in 140 comunità. Oltre alla pesca e alla caccia, gli Shipibo (more…)

PAOLO REINA

Martedì 6 Luglio 2010


Paolo mi ha seguito in galera… si insomma per il progetto di Sapori Reclusi, è uno dei 6 cuochi che hanno (more…)

MOVES

Sabato 3 Luglio 2010


Così…
camminiamo, anzi corriamo, respiriamo forte. A volte il ritmo tachicardico della nostra vita batte violentemente il tempo come un martello pneumatico sul nostro cuore. I binari sferragliano al passaggio della locomotiva. Fatichiamo a starci dietro. Ci provo, mentre penso che se c’è un tempo per correre, allora che ci sarà pur un tempo per sedersi e godere di questa agonistica vita. M’illudo? Non so cos’altro fare però, e vado avanti cambiando in piacere la fatica del correre… come un mantra ripeto “va bene così, va bene così, va bene così, va bene così, va bene così, va bene così, va bene così,…” all’infinito; dovrebbe funzionare “va bene così, va bene così, va bene così, va bene così, va bene così, va…” …

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