UNA LEGGERA SCOSSA…

4 Marzo 2010

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Ecco fatto. I detenuti, i cuochi, le autorità e i media si sono incontrati finalmente per il pranzo di fine corso di “Sapori Reclusi” nel carcere di Alessandria. Ecco consumato il pranzo. Ora mi sento più leggero e arricchito nello stesso tempo, svuotato e pieno, una sensazione strana che alleggerisce comunque la mia gastrite di queste ultime settimane. Sarà che comanda la testa, sarà che il corpo reagisce…? le due cose da mesi fanno a pugni, ma ora di colpo è quasi pace. Insomma tregua. Giusto il momento, finalmente per andare una settimana da qualche parte e prendermi un po’ di riposo (chissà poi se resisto al riposo), devo riprendermi… si dice così, ma quasi come se fossi scappato via da me. Sento fortemente che la vita va vissuta a pieno senza troppe limitazioni, sprechi di tempo, ogni secondo di vita va annusato, leccato, gustato, morso, digerito con la pancia e con la testa (appunto la mia gastrite)…ma le vacanze non sono mai state il mio forte. Si beh certo sole, spiaggia, montagne, boschi, passeggiate, musica, lettura, cinema, amici, ecc… mica le aborro, voglio dire a chi non piacciono le vacanze. Lo so che bisogna fermarsi ogni tanto e che fa bene, è necessario. So pure che senza pause poi scoppio prima del tempo; si, si lo so… e tutto il resto. Comunque prometto che mi fermo una settimana. Anzi se qualcuno ha dei suggerimenti o baite sperdute da affittare per alcuni giorni mi dica pure. Ma torniamo in galera, l’altro giorno ci siamo incontrati tutti con un buon spirito: curiosità, piccole paure, voglia di comunicare, voglia di ascoltare, di annusare e di assaggiare questi famosi “Sapori Reclusi”. Siamo entrati alle nove per per preparare. Io giravo frastornato e sballottato da una persona all’altra per parlare, spiegare, organizzare, appendere le immagini nella grande lunga sala rimbombante. I cuochi, contenti di rivedere i detenuti alunni e scambiarsi commenti sull’evento e sulle cose da fare, hanno lavorato ancora tutta la mattina alzandosi alle 6, e sappiamo che per chi lavora in cucina la giornata finisce sempre verso l’una e più, davvero una grande prova di generosità. I detenuti un po’ spaesati da così tanta gente che entrava per vedere e parlare del loro corso. Timidi alcuni, entusiasti e divertiti dalle telecamere e dalla gente da incontrare altri, hanno parlato e scambiato sapori e sensazioni. Si sono quindi intrecciate parole e pensieri e sapori tra gente così diversa, ma che il cibo a messo tutti sullo stesso piano: agenti, detenuti, direttore, cuochi, giornalisti, insomma persone che hanno voluto assaggiare una fetta di questa realtà. Il grande e lungo e alto salone, dalle tipiche finestre a sbarre, i muri spogli e rimbombanti mi davano la sensazione d’essere dentro a un enorme pentolone dove noi tutti bollivamo a fuoco vivo. Un ribollire di umanità sincera, mescolanza di sapori africani, europei, sudamericani e piemontesi. Nel nostro piccolo quindi abbiamo cucinato è offerto un menù per gustare e per capire le persone che vivono una vita all’estremità della società in bilico e oltre la borderline della legalità. Grazie, grazie davvero, grazie ai ragazzi ospiti forzati, grazie ai cuochi, alle istituzioni del Don Soria e chi ha collaborato affinché tutto ciò si potesse realizzare. M’è spiaciuto comunque quando tutti gli ospiti sono pian piano usciti e l’eco si è fatto meno rimdondante. Siamo rimasti solo noi a scambiarci le ultime parole vere, 11 detenuti, Nigeria, Algeria, Bulgaria, Italia, Senegal, Equador, Perù, Marocco, io e il comandante. Mi è dispiaciuto quando ormai girato verso l’uscita ho sentito chiudere la porta a sbarre dietro di me e ho percorso il lungo corridoio che porta all’uscita. Sentire ancora l’ultima porta sbattere e le chiavi dare le mandate di chiusura. Si, sono uscito stanco e soddisfatto, ma devo ammettere che una leggera tristezza mi ha invaso partendo dai piedi come una leggera scossa fin dentro gli occhi.

Parrtecipanti al Corso:

Byron Jacinto, Lam, Said, Maurizio, Victor, Ola, Karim, Houcine, Irinel Marian, Mehdi, Frank Alexis

Cuochi:
Ugo, Gilberto, Paolo, Flavio, Roberto, Davide, Andrea.

Forotafi:
io…

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SAPORI RECLUSI

13 Febbraio 2010

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Ai sensi dell’art.23 legge 11/3/1953 n.87, letta alla pubblica udienza del 12 gennaio 2006
In data 29/12/2005 R. J. e B.E.O. sono stati arrestati da personale del Commissariato di P.S. di Faenza nella flagranza del reato previsto dall’art.629 c.p. e condotti davanti al giudice del dibattimento ex art.558 c.p.p. per la convalida ed il giudizio direttissimo. Ad esito dell’udienza, il Tribunale ha convalidato l’arresto e disposto a carico di B.E.O. la misura cautelare degli arresti domiciliari. All’odierna udienza, in sede di giudizio direttissimo, lo J. ha “patteggiato” la pena di due anni e quattro mesi di reclusione e 600 euro di multa; il coimputato ha richiesto il rito abbreviato. Conseguentemente, disposta la separazione dei processi, è stata emessa ordinanza, ai sensi dell’art.438 co.4° c.p.p., nel giudizio a carico di B.E.O. Le parti hanno concluso nel merito, sollecitando comunque il giudicante a proporre una questione di costituzionalità dell’art.69 co.4° c.p., come modificato dall’art.3 della legge 5/12/2005 n.251. All’imputato viene contestato di avere concorso nel delitto di estorsione, in danno di F.E.H., con il connazionale R.J.. Dall’esame degli atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero e, in particolare dalla denuncia sporta dalla persona offesa, risulta che lo J., il quale con la donna aveva avuto nel 2001 una relazione sentimentale, era riuscito, nel giugno del 2005, ad ottenere dalla stessa il pagamento della somma di 500 euro, dopo averla minacciata di recapitare al suo attuale coniuge una videocassetta, registrata durante un incontro amoroso fra i due, nella quale apparivano immagini “spinte” di F.E.H. Alcuni mesi dopo lo J. aveva richiesto alla donna il pagamento della somma di altri 1.000 euro, reiterando la minaccia. La persona offesa, poi, aveva ricevuto due telefonate da B.E.O., amico dello J. a lei noto, nelle quali lo stesso le “consigliava” di versare il denaro richiesto. La mattina del 29/12/2005, sotto la sorveglianza della Polizia (alla quale la donna si era rivolta il giorno prima per sporgere denuncia), F.E.H. incontrò lo J. e l’E.O. e ottenne la consegna della videocassetta (in realtà un “CD”, rivelatosi poi privo di immagini) dietro pagamento della somma di 1.000 euro…
Così potrebbe iniziare una delle mille storie che continuano dietro le sbarre di una prigione qualsiasi. Anzi, spesso iniziano ben prima e puzzano sempre di condanna fin dalla nascita. Condannati a crescere in quel quartiere, con quei genitori, se mai esistono, in quella città. Cosa puoi aspettarti dalla vita se tua madre fa la prostituta e tuo padre chissà dov’é, mentre la droga scorre per casa come l’acqua corrente? Cos’altro puoi aspettarti se non una bella condanna? Galera, casa di pena, gabbia, penitenziario, reclusorio, bagno penale, riformatorio, gattabuia, prigione e altri mille modi, “banditi” da nuovo ordinamento penitenziario, per chiamare la tua prossima casa.
A volte non so bene come comportarmi, ma di certo nessun pensiero di pietismo gratuito o di giudizio, di condanna o di giustificazione mi passa nel cervello mentre parlo con i detenuti. Persone, persone e basta, non m’interessa sapere altro della loro vita da criminali. Cosa hai fatto? quanto tempo devi stare qui? non sono di certo le domande che penso di fare.

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Alessandria 16.09.2009

Sono le 08:45 questa mattina quando arrivo davanti alla portineria del carcere di Alessandria, sono in perfetto ritardo come al solito. Ho già superato il grande portone di ferro centrale, quando lascio cadere davanti a me lo zaino delle macchine foto, lo zainetto computer, il cavalletto, una borsa di carta piena di libri e scartoffie e dico all’agente ” Davide Dutto corso di fotografia”. Tra me e lo stanzino della guardia di turno ci divide uno spesso vetro blindato. Dalla fessura gli occhi mi guardano con curiosità stranita, l’agente mi dice “un’attimo, un’attimo solo…” e telefona per chiedere che deve fare, “…si ma questo deve fare una lezione di fotografia o allestire un set fotografico con modelli?” mi sembra di sentire il suo pensiero.  In effetti come darle torto, sembro un turista che deve passare una settimana in campeggio o al più un detenuto appena arrivato spontaneamente. A Fossano, nel carcere, ormai mi conoscono bene, anche quando arrivo bello carico niente è. Ovvio le domande di rito e un’occhiata veloce va sempre fatta comunque “Davide il telefonino l’hai lasciato?”. Entro quindi al Don Soria di Alessandria con riserva sul materiale che lascio ovviamente in portineria, poi vediamo, se il direttore lascia passare… Così l’agente schiaccia il bottone rosso, “THAC” la serratura scatta e il meccanismo fa aprire lentamente la porta metallica dal suono ferroso, cigolante. Sono dentro. Scorro deciso senza bagagli il lungo corridoio fino in fondo, dove seduto dietro un tavolino, un’altro agente prende nota del cognome, il mio e quello di Stefania che mi accompagna per aiutarmi. “Dutto e Strumia, corso di fotografia”, sul registro accanto ai nomi viene annotata anche l’ora di entrata: 08,58. Questa volta è il grande mazzo di chiavi d’ottone a far rimbombare il suono nel corridoio “CLAK, CLAK”, un paio di mandate secche, decise e la porta subito si apre e poi si chiude alle nostre spalle “CLAK, CLAK”. Ora siamo tra i detenuti nell’ennesimo corridoio, stanno ai lati e aspettano di iniziare i vari lavori. “giorno! giorno!” mentre passiamo “Buongiorno, buongiorno” una strana forma di educazione ci coinvolge per un primo contatto. Un saluto come una sorta di quotidiana normalità, chissà? Salutiamo allora agenti e detenuti che incrociamo proseguendo. Saliamo al secondo piano passando porta dopo porta fino ad arrivare in aula. Bene, inizia così il nuovo progetto che vedrà detenuti e cuochi raccontarsi ricette e storie (spero). Cercheremo di buttare un filo tra le sbarre per portare fuori e dentro esperienze e ricette “di vita” per poi magari raccontarle e condividerle attorno a un tavolo imbandito, dove tutti siamo uguali. Nelle prossime settimane annoterò foto e parole qui sul mio blog-notes per raccontare del nostro laboratorio di foto-gastronomia, nel frattempo allego un piccolo glossario di termini usati in carcere che ho trovato qui:

Sballamento

Trasferimento forzato e inatteso da un carcere all’altro, effettuato per motivi di sovraffollamento, o di sicurezza, o altro.
Scopino
È l’addetto alle pulizie degli spazi comuni: corridoi, docce, salette, etc. In genere, questo lavoro viene svolto a turno da tutti i detenuti. È pagato, anche se poco…

Sintesi

È una relazione che comprende notizie sul comportamento tenuto da ogni detenuto durante la sua permanenza in istituto e anche un’indicazione su quello che potrà essere il prosieguo del suo percorso detentivo (eventualmente anche in misura alternativa).
Socialità
Indica il tempo da trascorrere in compagnia all’infuori delle attività di lavoro o di studio. La socialità, quindi, viene fatta nelle celle, all’ora dei pasti (riunendosi in piccoli gruppi), oppure nella “saletta”.

Spesino


È l’addetto alla consegna della spesa, che deve essere ordinata tramite un apposito modulo allo spaccio interno, chiamato “sopravvitto”.
Terapia
Le “terapie”, in carcere, diventano sinonimo di assunzione di psicofarmaci, spesso usati in maniera sconsiderata dai detenuti e prescritti con “generosità” allo scopo di mantenere “tranquille” le persone.

Tradotta

È un vagone ferroviario allestito appositamente per il trasporto dei detenuti: ha i finestrini bloccati, panche di legno invece dei sedili, etc.
Traduzione
Trasferimento di detenuti, effettuato con un furgone blindato ed una scorta, in occasione di processi o di altre eventualità che ne richiedono la presenza all’esterno del carcere.

Transito

È una cella, o più spesso un camerone, che ogni istituto allestisce per ricevere i detenuti “di passaggio”, che sono destinati ad altre carceri e, per vari motivi, vengono temporaneamente “appoggiati” in quel luogo.

Continuato

Questo è un provvedimento giuridico che consente di avere diminuzioni di pena, anche sostanziose, nel caso in cui si siano commessi più reati della stessa natura in un arco di tempo ristretto. (Ad esempio, il caso del tossicodipendente che rubava ogni giorno per comperarsi la droga). Ma viene applicato raramente.

Cumulo

Il cumulo giuridico delle pene, invece, comporta la somma matematica di tutte le singole condanne: chi ha compiuto, ad esempio, venti furti di modesta entità, giudicati in processi separati, può ritrovarsi con una pena complessiva di 20 o 30 anni.

Domandina


È il modulo con il quale si richiedono un’infinità di cose, all’interno del carcere: dai colloqui con gli operatori, al lavoro, agli acquisti di prodotti non compresi nella lista della spesa.

Essere nei termini

Significa aver scontato una parte sufficiente della pena per poter accedere ai benefici ed alle misure alternative della detenzione.
Fornitura
Sono i prodotti per l’igiene personale e la biancheria che sono consegnati ad ogni persona arrestata: lenzuola, coperta, sapone, etc.

Gruppo (o équipe) di Osservazione

È l’insieme degli operatori incaricati di seguire il percorso detentivo del condannato: educatore, psicologo, assistente sociale, etc.

Matricola

È l’Ufficio Anagrafe del carcere, dove sono conservati tutti gli atti giuridici che riguardano ogni detenuto.

Misure alternative


Le misure alternative alla detenzione, introdotte dalla Riforma Penitenziaria del 1975 e da altri provvedimenti successivi, sono: la semilibertà, l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare.

Nuovo giunto


Si chiama in questo modo la persona appena arrestata, che arriva in carcere e deve essere immatricolato e poi alloggiato.

Protetti


I “protetti” sono detenuti che non possono vivere nelle sezioni comuni perché hanno tenuto comportamenti contrari all’etica della maggioranza della popolazione detenuta (collaborare con la giustizia, compiere reati di natura sessuale, in special modo la pedofilia). Sono quindi riuniti in apposite sezioni e non hanno contatti con gli altri detenuti.

Quartino


I “quartini” sono i contenitori di vino che il carcere consente e vende. Ogni detenuto può acquistare due quartini di vino al giorno, quindi mezzo litro.

Rapporto

È un rilievo disciplinare a carico dei detenuti, di solito contestato da un agente. Produce l’avvio di un procedimento disciplinare che può sfociare in una sanzione, tipo il richiamo o l’isolamento. Inoltre il rilievo disciplinare comporta la mancata concessione dello sconto di pena per la buona condotta.

Saletta

La saletta è un luogo nel quale, a ore prestabilite del giorno, è possibile ritrovarsi in gruppo per fare giochi e altro.

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comunicato stampa:

IL CARCERE DI ALESSANDRIA  APRE LE PORTE AL GUSTO E ALLA FOTOGRAFIA
Pranzo conclusivo per i laboratori di foto-gastronomia presso la Casa Circondariale Don Soria di Alessandria

Mercoledì 3 marzo 2010 la Casa Circondariale Don Soria di Alessandria permetterà al mondo esterno di varcare le soglie del carcere per un pranzo conclusivo del progetto “Sapori Reclusi-Lezioni di Gambero Nero” e in occasione della relativa mostra fotografica. Una partita di cuochi stellati guiderà un gruppo di detenuti nella preparazione dei piatti cucinati e fotografati durante il workshop di “foto-gastronomia” organizzato dal fotografo Davide Dutto e finanziato dalla Regione Piemonte.

L’evento è il frutto di quattro mesi di collaborazione tra alcuni detenuti partecipanti al corso, importanti nomi della cucina Italiana (Andrea Ribaldone, Davide Palluda, Flavio Ghigo, Gilberto Demaria, Roberto Campogrande, Paolo Reina e Ugo Alciati) e Davide Dutto. L’idea di coniugare lezioni di cucina e workshop fotografici punta a stimolare la creatività e l’integrazione tra individui, dando spazio creativo a persone e culture che difficilmente hanno la possibilità di esprimersi all’interno della realtà carceraria e nella nostra società. Considerando che il 72% dei detenuti è di origine straniera, il progetto “è diventato anche un importante esperimento di integrazione e dialogo culturale, oltre che un momento di incontro tra il dentro e il fuori del carcere”, spiega il fotografo.

Il pranzo concluderà il corso e inaugurerà la seconda fase del progetto, che punta a “creare strumenti e momenti di confronto e di scambio con il mondo esterno al carcere, lanciando un filo attraverso le sbarre per farlo arrivare fino a noi”, spiega Dutto, per cui “l’intento è quello di comunicare la complessità della realtà carceraria e la ricchezza dei singoli individui che la compongono”.

Per informazioni contattare Davide Dutto 3481203520
http://www.cibele.it/index.php

DA UN PO’ CHE…?

16 Gennaio 2010

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Da un po’ che… non scrivo più sul mio blog.

Da un po’ che… per vari motivi non riordino bene le idee.

Da un po’ che… come in questi mesi di fine anno saturi di lavoro, entusiasmo, colori, stanchezza, gastrite, non riesco a dare spazio al tempo, se non a quello che mi serve per stramazzare tardi sul letto.

Da un po’ che mi girano… cose da dire e che inevitabilmente finiscono per scapparmi tra le maglie troppo larghe che uso in questo periodo, preso come sono a rincorrere cose “grandi”…

Da un po’ che… Ahh… cavolo, ma abbiamo già superato la metà di gennaio! Le feste e i panettoni e gli auguri e ci vogliamo tutti bene e tutto quel tempo libero tipo vacanze di Natale, dove sono andati a finire? Passati? Minchia (francesismo-siculo), ma non dovevo riposarmi? Il tempo scivola via sempre più veloce, corriamo sempre più forte. Dove vogliamo andare? …e che con tutta questa nebbia… sta a vedere che alla fine perdo di vista l’obiettivo. Obiettivo?…perché c’era un’obiettivo da raggiungere? Forse si, comunque per non sbagliarmi in questi mesi ho fatto nuovamente un sacco di foto…ah ecco si, l’obiettivo, quelli ne ho comprati due nuovi bellissimi: canon  EF 14mm f/2.8L II USM-NEW e canon  EF 24-70mm f/2.8L II USM . Senza farmi prendere troppo dalla frenesia da super-utilizzo del nuovo strumento, scatto e riscatto immagini. E’ sempre una goduria maneggiare oggetti nuovi, lucidi, asettici, profumati di nuovo: un misto di plastica e acciaio e lenti sgrassate. Puntare subito l’occhio attraverso le nuove lenti, osservare nuove distorsioni, nuove prospettive, zoomare avanti e indietro, vicino e lontano. Appunto senza farsi prendere troppo dallo strumento dicevo, che poi alla fine inevitabilmente esageri sempre.

Allora cosa dico e cosa scrivo e cosa pubblico allora adesso?

Il solito fritto misto di cose successe da un paio di mesi a questa parte:

finalmente il museo del cinema pubblica nel suo rinnovato sito “Vertical dreams” …mie le immagini e il resto del bellissimo lavoro di ARS media

e finalmente esce anche il secondo libro della mia casa editrice Cibele: “il libro del cavolo” di Sigrid Vebert

per l’ente turismo Langhe e Roero abbiamo sfornato più di 100.000 spessi libretti fotografici sul territorio; Tec arti grafiche, studio Sanna, Liberlab ed io ne siamo gli autori…

da settembre, poi entro ed esco dal carcere di Alessandria, con amici cuochi per un progetto che vede interazioni del tipo gastronomico-malavitoso. Abbiamo ascoltato e raccontato storie e ricette tra fornelli e sbarre…

è partita ufficialmente anche la campagna pubblicitaria dell’azienda Monari Federzoni aceto balsamico di Modena. La mia immagine verrà utilizzata in Europa e in America…

da Andrea Ribaldone del ristorante La Fermata di Spinetta Mrengo ho passato tre giorni a scattare foto dei suoi piatti e del suo lavoro che verranno utilizzate per produrre un libro edito da Sperling & Kupfer.

per il consorzio tutela vini d’Acqui, realizzo immagini di aperitivi a base di Brachetto…scatta, scatta.

calendario per la Magliano Trasformatori faccio grafica e organizzo il set fotografico…

calendario per la Cassa di Risparmio di Fossano, grafica e realizzo le immagini…scatta, scatta.

per Balocco Panettoni, scatto ancora qualche immagine della produzione…

per Palzzo Righini ho realizzato parecchio materiale fotografico e ancora ne devo realizzare…

Insomma da un po’ che… ma di cosa vi stavo parlando?

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MIO CUGINO, MIO CUGINO…

5 Dicembre 2009

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Visto che dei miei lavori, suc cessi, insuc cessi e varie altre mie stronzate non ne riesco più a scrivere, almeno vorrei segnalare libro di mio cugino, mio cugino…Lo devo (lo voglio) fare:

Ricordate il “Gambero Nero”? Si, il libro ricettario che abbiamo fatto assieme ai detenuti nel carcere di Fossano, io e Michele Marziani (mio cugino?)…insomma da allora Mio cugino di libri ne ha scritti parecchi.“La cucina riminese tra terra e mare”, “Lungo il po”, “La trota ai tempi di zorro”,“Umberto Dei”, “Sovversivi del gusto 1″, Sovversivi del gusto 2″ e ora “La signora del Caviale”.

Vorrei parlarvi con parole mie di mio cugino e del suo libro…ma ecco, in realtà copio e incollo la mail che mi è arrivata…prima o poi leggerò il romanzo…ma se aspetto il tempo, di certo non potrei scrivere oggi il post, quindi:

“La signora del caviale” (Cult Editore Firenze, 2009, euro 12,00 - Distribuzione Rizzoli RCS)

Il libro:narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza, discreta e distante, della signora del caviale. Lei, ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po.
Una storia che attraversa due dei drammi maggiori del Novecento, la guerra con le persecuzioni razziali e il degrado ambientale causa della scomparsa degli storioni.

L’incipit: Capoccia! Capoccia grossa! Sento le grida, vedo i bambini correre sull’argine maestro e sfreccio anch’io con la bicicletta. Chi l’ha preso? Di chi è? Domando eccitato. Del Turco, del Turco… rispondono i ragazzi senza prendere fiato. Sente anche Amelia che fa l’erba per i conigli e urla anche lei: cosa ci andate a fare a casa del Turco che non ha famiglia? Adesso c’è la nipote, rispondono i bambini eccitati e corrono che sembra di sentire il rumore del respiro assieme a quello degli zoccoli: Capoccia! Capoccia grossa!
Man mano che le gambe si incrociano lungo l’argine arrivano altri bambini che stanno lavorando negli orti di casa o alle reti e si mettono anche loro in corsa. Hanno muscoli freschi e superano i compagni: solo chi dà la notizia per primo riceve la ricompensa, la moneta. Agli altri, se hanno fortuna, un pezzo di pane. Ma dal Turco no, da quando c’è Bechi, è la casa a cui si corre più volentieri: oltre alla moneta ci sono caramelle d’orzo per tutti. Dolci da tenere in bocca pregando che non finiscano mai. Roba che a sentire Mario e gli altri bambini non si è mai vista tra i pescatori. Ma il Turco viene dall’Oriente, dicono con rispetto. Non è proprio uno di noi.

L’autore: Michele Marziani è nato nel 1962 a Rimini dove attualmente risiede. Ha vissuto a lungo sul lago d’Orta e a Milano. “La signora del caviale” è il suo terzo romanzo dopo “La trota ai tempi di Zorro” (DeriveApprodi, 2006) e “Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta” (Cult Editore, 2008). È autore anche di diversi libri di viaggi, vini e cibi. Il suo sito è: http://www.michelemarziani.org

Il blog:C’è un blog dedicato: http://signoradelcaviale.wordpress.com/

I booktrailer: ce ne sono due. Quello ufficiale: http://www.youtube.com/watch?v=_vC3ZWEWtDs e quello di suo figlio Ludovico: http://www.youtube.com/watch?v=pfzTi3vcg7k

Colgo l’occasione per pubblicare delle immagini con mio cugino 1 e 2 alle isole Eolie, dall’album di famiglia Dutto:
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MEGLIO BASTARDI, COME GLI UOMINI.

8 Novembre 2009

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Razza pura. Qualcuno ha provato a fare selezione, ma il risultato è stato catastrofico. Un trifolao, due cani e un fotografo…di sicuro non di razza, camminano nel bosco vicino a Monchiero, nelle langhe per un lavoro da svolgere. Il naso dei cani setaccia il terreno inspirando molecole, ma solo quelle del tartufo cerca. ll trifolao incita con le parole i can, con le carezze. Parla a loro come si fà con le persone, regalando bocconcini di pane e crocchette di tanto in tanto. Il fotografo osserva e scatta a fatica nel buio sottobosco, dove solo da poco si è alzata la nebbia. I cani veloci passano davanti l’obbiettivo. Difficile mettere a fuoco, anzi spesso sfoca del tutto. Adesso i due “uomini” giocano con il loro lavoro, i cani ascoltano, annusano e cercano senza sosta.” Ma di che razza sono?” chiede il fotografo. “Razza?” il trifolao” Bastardi, incrociati sono più intelligenti, più umani…meglio” ” ah ecco…” il fotografo annuisce e in effetti vede nel mirino della macchina fotografica gli occhi del cane e sente come delle parole uscire da quello sguardo “ah ecco…uomini, cani, bastardi, tartufi…meglio” pensa, poi si rituffa nei panni del fotografo per svolgere il suo “lavoro”.

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…A GIA’ IL SALONE DEL VINO

25 Ottobre 2009

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Langhe, anzi nell’alta Langa, Prunetto, Camenrana, San Giovanni Belbo. Oggi giro per fotografare castelli, bici, boschi, paesaggi per poi scendere ad Alba a scattare dei ritratti. Sono come al solito di corsa…in ritardo sulla tabella di marcia. Inizio al mattino presto a Prunetto dal castello mentre il sole spara la prima luce del giorno sulla facciata, su quella parte della fortezza. Contrastate le pietre, il prato, il cielo. Scatto, scatto, salgo sulle torri, nel museo, scendo nel cortile, scatto, scatto mentre esco fuori, scatto, scatto, fatto. Un’attimo dopo scivolo tra le curve fino al centro la Pavoncella a San Giovanni Belbo, dove mi aspettano per fare altre foto nei boschi, nei paesaggi, tra le case e  le colline con gente che va in mountain bike. Adesso il sole comincia a riscaldare anche in mezzo alle colline, dove i colori s’accendono di terra marrone bagnata e di prati verdi e di vigne rosse, di giallo dei boschi di castagni, querce, frassini… Insomma come si dice da queste parti “Propi ‘na bela giurnà”…finalmente dopo tutti i rinvii di questi giorni per via della pioggia, era ora. Sono le 12,30. Qualcuno ci porta un panino, un bicchiere di vino, un bounet. Non si rifiutano mai, neanche quando hai fretta e ti aspettano ad Alba. “Causa anomali condizioni del mare tutti i collegamenti tra le isole sono stati momentaneamente sospesi…” mi ha insegnato l’impossibilità di programmare oltre quello che la natura ti lascia programmare. Bene, così riscivolo giù fino ad Alba. Curve, discese, vigne, poco traffico, sole mentre la in fondo vigila lo sguardo del Monviso e… che belle nuvole. Non posso più fermarmi ora. Di colpo nel mio programmare le ore che mi restano, mi balza in mente “oggi s’inaugura il salone del vino…”, ho lavorato alla produzione delle fotografie per lo stand della regione Piemonte…”A già il salone del vino e quando ci vado?” Vorrei vedere il mio lavoro finito. Finalmente arrivo ad Alba, l’appuntamento al cimitero, arrivare al centro non ci provo neanche per via della fiera del tartufo e del caos allegato. Incontro le facce dei soggetti da fotografare stupite-imbarazzate “…vorrai mica fare le foto qui con lo sfondo del  cimitero?” dice Cinzia ” …no, no tranquilla. Vediamo di trovare uno spazio giusto, ma non troppo al sole però.” Per quanto mi sarebbe andato bene anche lì davanti. Si insomma tanto devo solo mettere un sfondo bianco e fare scatti da scontornare e inserite sulle altre immagini di paesaggi e di vigneti e natura…un posto vale l’altro. Ma si cerchiamo un’altro posto, mi convinco di più mentre arriviamo in riva al Tanaro. Veramente le foto sarebbero venute identiche, ma vuoi mettere la vista? La fila di alberi costeggia la strada sterrata, da un lato il fiume scorre piano, sullo sfondo sempre le Langhe mentre un’aria leggera soffia quasi calda e la luce forte del sole comincia a scendere. Tipica giornata autunnale che profuma di foglie secche, caldarroste a un leggero velo di malinconia. Bene dopo un’oretta qui abbiamo finito, smonto lo sfondo, saluto e…a già il salone del vino. Giro la macchina in direzione Torino, questa giornata sembra non finire più. Penso che rientrerò a Fossano un po’ tardi, ma penso anche all’ora in più che aggiungeremo questa notte…giornata veramente allungata oggi, stanotte.

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C’ERA UNA VOLTA IL MIO STUDIO

22 Ottobre 2009

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…ah gia ecco…il mio studio dov’è? Si quello che ogni fotografo, chi più chi meno ha. Un’entrata, foto appese alle pareti, una scrivania, un tavolo per rifilare le foto, computer, macchine foto sparse qua e là…insomma lo studio del fotografo. Dov’è finito il mio? Entro in questi giorni al mattino e faccio fatica a non pestare cose, scatole, libri, pacchetti. “La mia borsa dové? il mio zaino? quelle foto erano appogiate qui, dove minchia sono sparite?”. Questa è una casa editrice cascata sopra il mio studio. Ma quanto spazio prende una casa editrice? Ecco perché la chiamano “Casa” editrice, perché ci vogliono tante stanze, più spazio, più di uno studio fotografico. Aiuto, c’era una volta il mio studio. La sensazione è quella di essere sommerso, coperto, schiacciato in questo periodo di progetti e lavori entusiasmanti si, ma impegnativi molto. Ma chissenefrega, dell’impegnativo e della fatica, che tanto di tempo per riposare ne avremo prima o poi, almeno quello eterno è assicurato. Pace e bene.
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CARATTERI MOBILI, AD OGNUNO IL SUO.

27 Settembre 2009

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Verso il 1450 Johann Gutenberg inventò il metodo di stampa a lettere (caratteri) di metallo mobili. Le varie lettere venivano sistemate una dopo l’altra per formare una sorta di matrice con il testo che avrebbe poi composto la pagina. Piombo, antimonio e stagno era la lega che resisteva bene alla pressione della stampa. Prima di allora i libri venivano scritti a mano, pagina dopo pagina, decorazione dopo decorazione. I tempi per la realizzazione erano molto lunghi e impegnativi, così la cultura poteva espandersi solo a pochi eletti, benestanti o religiosi. L’invenzione diete una svolta decisiva alla comunicazione e alla cultura. Solo 50 anni dopo erano stati stampati già 30.000 titoli con una tiratura superiore a 12 milioni. Io credo che in ogni invenzione (riuscita o meno) ci sia sempre una parte di magia, una sorta di alchimia, sì che quella persona abbia un’illuminazione. In quel preciso istante, dopo un percorso che attraversa l’esperienza, la manualità, la creatività, la casualità, l’inventore intuisce, capta l’evoluzione meccanica o filosofica. Penso quindi all’invenzione come una sorta di destino che si compie e che porterà alla crescita della cultura dell’uomo di cui tutti possiamo farne parte, uso e miglioramento. Oggi, una domenica mattina di scazzo come altre, la riflessione su Johann Gutenberg e il suo carattere mobile mi viene facile giocando con le parole. Per essere inventore bisogna avere un grande carattere e una grande apertura mentale che ti permetta di capire l’importanza dell’errore e della casualità a volte partendo dal caos, per gettare le basi all’invenzione. Il digitale ha dato un’altra grande accelerazione a questo processo di comunicazione editoriale. Noi fotografi ci stiamo dentro, ormai capita normalmente di unire alla fotografia parole, testi su libri, su cataloghi, nei blog, manifesti. Allora il mio carattere sperimentatore ne gode mentre apro immagini sul monitor e le abbino ai pensieri. Scelgo le font: bodoni, helvetica, courier, lucida sans, tims, geneva, ecc… e compongo pagine con una tale semplicità e velocità che se solo Gutenberg avesse immaginato questo sviluppo alla sua invenzione…ma forse mi stupisco più io vedere che dopo quasi 600 anni ancora oggi qualcuno stampa in quel modo, non per moda ma per mestiere.

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LETTERA

11 Settembre 2009

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Ciao, come va? stai bene? e tu? qui come al solito, come già conosci. Ecco passato agosto, ecco passato il primo temporale di fine stagione qui in Piemonte e subito le prime sensazioni d’autunno smuovono l’animo nel bene e nel male. L’arrivo dalla Sicilia, calda ancora dei venti mediterranei è già lontano. Sinceramente dopo le giornate torride dei giorni passati, questo fresco me lo godo tutto. Arrivo dalla Sicilia dunque. Meglio non parlarne troppo di questo giro (dal punto di vista lavorativo), meglio fare il punto sulle cose positive… che faccio prima:

-Saline di Marsala, foto belle lavoro serio e soddisfazione.

-Licata, mantenuto da Pino per una settimana tra alti e bassi passo un’indimenticabile soggiorno tra cucina, spiaggia, casa e         luoghi di Licata inediti, raggiX in ospedale… cavalli che s’inchinano, festa di Sant’Angelo con processione tipica. Incontro i pescatori e qualche giorno lo passo in spiaggia con Pino e famiglia.

-Un bel giro a Noto dove incontro Manuela e Paolo Reina cuoco dell’Antica Trattoria del Gallo a Gaggiano che sono ospiti di Maurizio e Cristina qui (si commenta da solo), belle persone. Incontro Corrado Assenza al volo al Caffè Sicilia, assaggini vari.

-Una puntatina a Chiaramonte da Lorenzo, un bagno nella piscina tra gli ulivi di Luca monica e un’indimenticabile gin tonic.

-Tutto per un totale di 19 giorni.

Ed eccomi qui nel turbinio delle cose settembrine da fare, da organizzare, gestire e da farsi travolgere nuovamente. Ieri sono stato da Ugo Alciati a scattar foto. Ancora una volta la palla rimbalza tra le cucine di Sicilia e Piemonte. L’Italia per me già basterebbe così. A Pollenzo nel ristorante “Da Guido” la brigata armeggia sui fuochi, i camerieri scorrono lisci tra cucina e sala. Profumi, vapori e colori si fondono sul sensore della mia Canon che assorbe tutto scattando a ripetizione. Ugo fin da subito mi chiede cosa voglio dal menù. Che faccio, rifiuto? Smetto di fotografare di tanto in tanto e seduto sullo sgabello tipo mucca carolina vedo arrivare i piatti pieni. Fotografo, mangio e scatto. Assaggio, mi do da fare. Nelle cucine l’acciao domina, riflette le luci giallo verdi dei neon, specchia facce e movimenti. Questa è bella grande e riflettente, posso muovermi e cercare punti di vista diversi. Comunque mi sento sempre un po’ in mezzo alle scatole mentre c’é chi lavora veramente. Quindi finisco con una granita al limone… bravi tutti. Verso l’una rientro a Fossano e scarico i file, anche le foto mi piacciono. Bene fin qui, ma poi ci sono i programmi futuri. Ancora molti, interessanti e confusi tra voglia di fare e tempo a disposizione… sempre poco. Mi sa che il Natale arriverà veloce, troppo. In questi giorni sto organizzando anche il ritorno in prigione, a breve, ad Alessandria. Sto per  realizzare un bel progetto che vedrà fotografia, cibo, rapine, libertà forzata e negata interagire. Cuochi, detenuti e un fotografo (io) cercheranno di raccontarsi le vite dietro i fornelli, dietro le sbarre e le macchine fotografiche…”Ricette di vita”, te ne parlerò appena riesco, appena avrò del materiale. Ancora comunque devo chiudere tanti lavori, calendari, libri, cataloghi…l’umore varia dal panico al tranquillo, dal eccitato al semi depresso e così via… Adesso si son fatte le 23.35, Neil Young suona ancora lento nel mio stereo, venerdì fine giornata, fine settimana, suona ancora “The Needle and the Damage Done”. Mi sembra che per oggi possa bastare, ora devo davvero rientrare, sono stanco. Ci sentiamo presto ciao Davide

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LE DUE FACCE DI LAMPEDUSA

23 Agosto 2009

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Caldo ventilato, mare, sole e colori sparati. La macchia mediterranea è rasa e bruciata dal sole, dalla salsedine e sopravvive sulla glabra isola. Un fazzoletto di terra galleggia come una chiatta tra Africa ed Europa, geologicamente ancora Afrinana. Una bellezza zen, essenziale. Il cielo e il mare diventano tutt’uno e si scontrano con la roccia, il vento cambia spesso direzione, ora è fresco: maestrale. Le alte scogliere che a picco sul mare circondano ogni lato dell’isola, lasciando pochi approdi dal mare. Sono le spiagge per i turisti di agosto. “Qui siamo“, a Lampedusa. Venerdì scorso ci ha raggiunto Osvaldo. Per chi non lo conosce è il figlio del maestro lingua…famia numerusa. Di origini Fossanese Osvaldo arriva ora da Albissola Marina. Ridente località turistica appoggiata sul mar ligure, appena dopo Savona sulla mitica Aurelia che va verso Genova, da diversi anni un gran classico delle Lingua holiday. Lavora e vive Kabul da un paio d’anni. Giulia invece arriva da oltre manica, studia e si guadagna spiccioli facendo la cameriera, ha appena finito un master su conflitti e guerre, quasi giornalista e aspirante fotografa. Io invece sono io. Eccolo dunque un improbabile trio di origine Fossanese che si muove in questi giorni, boccheggiando e cazzeggiando sull’isola. Che ci facciamo qui a Lampedusa in pieno agosto? In effetti l’idea era quella di abbinare una specie di vacanza e una specie d’indagine fotografica sul tristemente famoso centro di accoglienza. Dei clandestini ho fotografato uno sbarco l’anno scorso mentre scattavo foto ai pescatori di tonni. Pescatori, pesci, clandestini in continua lotta per la sopravvivenza nel canale di Sicilia. Con la mia canon scatto foto, mi sento uno spettatore in territorio neutro, ma non abbastanza per non esserne emotivamente colpito. Da allora sto cercando di approfondire sulla realtà di quelle persone che cercano di attraversare i deserti e il mare in cerca di lavoro, magari in nero, sfruttati per pochi euro la giornata. Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini di  Fabrizio Gatti, devo leggerlo. Racconta come lui si è finto clandestino e descrive l’ultima parte di quei drammatici viaggi, di chi fino qui è riuscito ad arrivare vivo. Un punto di vista. Poi  ci sono le immagini e le storie raccontate dai pescatori. Storie di ritrovamenti dei cadaveri o di soccorsi prestati ai migranti. Infine il punto di vista ufficiale, quello che leggiamo sui giornali, vediamo nei notiziari, spesso lontano dalla realtà, di facciata più politica che altro. Quei morti colpa di Malta, di Geddafi, del governo italiano…? Mentre gente ancora dispersa nuota ancora per poco in questo mare. Noi qui facciamo il bagno a Cala Croce o a Cala Greca o davanti alla splendida isola dei conigli, prendiamo il sole… ieri un turista a Linosa ha trovato l’ennesimo cadavere galleggiante. Niente a che fare con la bellezza dell’isola, dei suoi abitanti, ma storie parallele che scorrono e spesso s’incrociano, allora non possiamo chiudere gli occhi. A me succede così.

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